La storia del Castello di Mombasiglio
Oltre 1000 anni di storia e di storie da raccontare
Il castello di Mombasiglio si erge sulla cima dell'omonimo paese, da cui domina lo spettacolare paesaggio della Val Mongia.
Come ogni castello che si rispetti, anche quello di Mombasiglio ha una storia lunga e affascinante, costellata di continui passaggi di proprietà fra conti e contesse, marchesi, nobili e famiglie benestanti.
Possedere un castello è sempre stato un segno di potenza, militare ed economica.
Ecco le tappe più importanti della sua storia.
Il "nome" Mombasiglio
" … credo che la più antica forma testimoniata nella Cronaca di S. Pietro in Varatella basti per se stessa a collegarlo col tipo Mons Basilicus, Villa Basilica, comune nella terminologia dell'Italia bizantina a partire dal VI secolo, come equivalente di Monte Regio, Villa Regia… )
(Nino Lamboglia)
Mombasiglio Preromana e Romana
L'origine molto antica di Mombasiglio è testimoniata dai reperti archeologici esposti nella Sala del Centro Culturale Mombasiglio “Mario Giovana”: una stele etrusca in calcare risalente al IV secolo a.C, un'ara in marmo grigio di età romana imperiale con raffigurazione di Ercole e due piccole steli funerarie databili al I secolo d.C.
Troviamo per la prima volta il nome di Mombasiglio, riportato nella Cronaca del Monastero di S. Pietro in Varatella e nella dotazione fatta ad esso da Carlo Magno nell'anno 800. E' da ricordare che Mombasiglio sorge sulla grande via di comunicazione che legava il Piemonte alla Riviera di Ponente.


Prima del Marchesato di Ceva
Più nulla si sa di Mombasiglio sino al 1095 (1090 per alcuni autori) quando nel documento relativo alla donazione fatta da Bonifacio marchese di Savona ai monaci di Fruttuaria viene citato certo Ottone di Mombasiglio suo Vassallo. E' molto probabile che Mombasiglio appartenesse a Olderico Manfredo marchese di Susa. In una carta del 1024 infatti, nella quale Olderico Manfredo vende il castello di Lesegno a certo Prete Ayfredo, lo stesso Olderico dichiara Lesegno confinante da tre parti con i suoi poderi e la quarta parte con il Tanaro, comprendendo quindi Mombasiglio fra i suoi possedimenti. Nel 1222 fu attuata la permuta di Mombasiglio con Boves dai fratelli Marchesi di Ceva Guglielmo, Manuele, Leone, Bonifacio, Benedetto e Giorgio con i fratelli Jacopo e Ardizzone di Mombasiglio. Con Jacobo e Ardizzone sembra quindi cessare la signoria su Mombasiglio dei discendenti di Ottone I.

Gli Statuti - le carte di Franchigia
Dal 1222, quando Mombasiglio entra nell’orbita del marchesato di Ceva, bisogna risalire sino al 1331 per ritrovare un documento che ci permetta di continuare a descriverne la storia. Si tratta del codice pergamenato contenente gli Statuti di Mombasiglio voluti da Almerico e Giovanni marchesi di Ceva.
Da questo momento saranno le "Carte di Franchigia” a scandire il tempo storico del nostro paese. Sino al 1492 Mombasiglio dipende politicamente dal marchesato di Ceva, in quell'anno viene confiscato da Ludovico d'Orleans (dal 1498 Luigi XII re di Francia) come attesta la carta di franchigia, che è concessa a Parigi il 27 aprile 1492.
A sua volta, il futuro re di Francia dona il feudo a Ettore di Montanard (o Montemar), suo luogotenente e governatore di Asti che, l'8 novembre 1501, lo vende al vescovo di Asti, il cardinale Giuliano Della Rovere, successivamente eletto il 1 ottobre 1503 al soglio pontificio, col nome di Giulio II; il futuro papa lo acquista in nome del fratello Giovanni, duca di Sora e signore di Senigallia.
La prima metà del XVI secolo vede un rapido alternarsi di signori: Sebastiano de Sauli, Giorgio Spinola e Alfonso Del Carretto.
Passato a Casa Savoia, il feudo di Mombasiglio è eretto a contado (12 luglio 1602) a favore della nobile famiglia Trotti Sandri di Fossano dietro il corrispettivo di 16 mila scudi d'oro.
Le Restaurazioni e la Trasformazione del Castello
La famiglia Sandri-Trotti apportò vari restauri al maniero, conferendogli l'aspetto che parzialmente conserva ancora oggi. La possente torre quadrata, costruita in pietra sul punto più alto della collina, serviva come punto di avvistamento, segnalazione e difesa. Un torrione più basso venne integrato nel corpo del castello. Il complesso fu adattato alle esigenze residenziali e produttive, essendo venute meno le necessità militari.
Morto senza lasciare eredi Francesco Luigi Trotti Sandri viene investito, 14 maggio 1759, del feudo di Mombasiglio, il marchese Marco Adalberto Pallavicino delle Frabose.

L'Occupazione Napoleonica
Il Declino e la Rinascita del Castello
A metà del XX secolo, la famiglia proprietaria si estinse e il castello conobbe un periodo di abbandono. A fine anni Ottanta, Riccardo Selini, ligure coniugato con una mombasigliese, lo acquistò e avviò un'importante opera di ristrutturazione, salvandolo dall’incuria. Il castello divenne un ristorante e un albergo. Dopo alcune gestioni che si alternarono negli anni, a dicembre 2001 fu acquistato dalla Fondazione Castello di Mombasiglio, una società con capitale pubblico e privato, che vi realizzò il Museo Bonaparte. Oggi, il castello ospita anche gli uffici del Gal Mongioie e il Marmi e delle pietre della Valle Mongia e del territorio.
